Via Trieste është...

..un blog dedicato ai luoghi dell'oralità, tra la memoria che accompagna il presente e il desiderio di riviverli nel futuro. Un viaggio al contrario. Una emigrazione alle origini necessaria per non delocalizzare la propria identità.

lunedì 15 ottobre 2018

Ritorni

Carissimi, dopo un lungo silenzio,ho deciso di riprendere il cammino iniziato tanti anni fa. Presto nuovi contenuti e un piccolo restyling al blog, per continuare a dar voce ai luoghi e alle voci delle nostre identità. Non solo di passaggio. Carlo

lunedì 25 agosto 2014

Rimani mi dicesti, ed io restai

In questo articolo, pubblicato per Exibart, rinomata rivista d'arte italiana, racconto la mia esperienza di visitatore ad una interessante mostra. In realta' alla mostra non ho dato solo un occhio ma ne ho curato l'allestimento in una interessante collaborazione con l'artista e ormai amica Agnese Purgatorio. Il resto leggetelo da soli. Attraverso ogni giorno il lungo corridoio del Palazzo della Cultura di Tirana che mi accompagna in Istituto e nelle sue aule per iniziare una nuova giornata di lavoro. Un lungo corridoio, retro illuminato, che esalta come vere e proprie opere d’arte, le locandine di una moltitudine di eventi che ricordano l’impegno di questo importante ente culturale in Albania per la diffusione e la valorizzazione della cultura italiana. Oggi quelle locandine lasciano spazio ad un viaggio, un percorso tracciato da volti che con discrezione rimangono in bilico tra confini geografici, ideali e culturali. Sono i protagonisti di "Rimani mi dicesti ed io restai" di Agnese Purgatorio tassello del mosaico progettuale di arte contemporanea CONFINI, linguaggi, spazi, cose, persone, ideato e curato da Martina Corgnati e presentato dal Ministero degli Esteri e gli Istituti Italiani di Cultura di Colonia, Strasburgo, Tirana e Zagabria in occasione del semestre italiano di presidenza europea con il coinvolgimento, oltre ad Agnese Purgatorio, di altri artisti del calibro di Maria Cristina Carlini, Agostino Ferrari, Donatella Spaziani. Ad accogliermi nell’atrio del secondo piano del Palazzo della Cultura, finestra aperta all’antica Moschea della città, che in questi giorni raccoglie i fedeli per le preghiere del Ramadam, e la suggestiva piazza Skanderberg, due collage digitali tratti dalla serie Dalla clandestinità, nei quali una folla di migranti cerca di attraversare a piedi nella nebbia il mare Adriatico incitata da un profetico Joseph Beuys. Il suono ovattato di un contrabbasso attira la mia attenzione e incuriosito raggiungo una piccola sala allestita per l’occasione dove, un suggestivo personaggio, amplificato da un vecchio megafono recita i versi del poeta armeno Hrand Nazariantz, tra i vecchi sgabelli di un antico cinema-tearo pugliese, mentre Agnese, impassibile nel volto, esteriorizza l’intensità di quelle parole trascrivendole sul suo camicie bianco. La video installazione termina con le parole di Nazariantz Rimani mi dicesti ed io restai. Sono pronto. Proseguo. Nel lungo corridoio la proiezione di una performance realizzata nel 2009 dall’artista nello stretto di Messina (il primo confine naturale che l’artista cerca di attraversare, ma non riesce mai ad approdare sulla costa siciliana e va via) dal titolo Perhaps you can write to me dello stesso formato dei pezzi esposti fa strada a 12 collages digitali (otto tratti dalla serie Fronte dell’est e quattro da Perhaps you can write to me) accompagnati da una installazione sonora che riproduce in loop i suoni del mare e della sala macchine della nave. Patti Smith, Joseph Beuys, Pasolini, Alda Merini e Anna Magnani si confondono tra i reali protagonisti di quegli scatti realizzati nei principali porti pugliesi che durante gli anni ’90 hanno accolto migliaia di profughi in fuga da miseria e oppressione. Una commistione che, seppur digitale nella realizzazione materiale, trasmette una naturale fusione tra clandestinità fisica e quella dei linguaggi fuori dalle omologazioni dei tempi. L’immagine fotografica subisce quindi un’alterazione sostanziale che, pur non modificando a prima vista il suo aspetto, ne rimodula costantemente il significato. L’ultima proiezione J'ai utilisé la mémoire, realizzato nel 2012 sul confine armeno-turco e dedicati alle donne armene sopravvissute al cammino forzato verso il deserto siriano di Der el Zor, scandisce i loro nomi, nomi scampati alla brutalità del genocidio, mentre l’artista getta mazzi di rose, nel precipizio che divide i due paesi. Un inno alla vita, dove quelle rose non sprofondano nel dirupo ma segnano un ponte ideale che indica il valore della memoria come percorso di speranza e dignità. (Carlo Pellicano per Exibart)

mercoledì 5 settembre 2012

Mondi di Pietra

Un interessante reportage tra i nostri luoghi dell'oralità, Arberia genius loci, scritto dall'amica Stefania Emmanuele, è il protagonista a colori della rivista Katundi Yne (Paese Nostro). Impreziosito dalle foto di Stefania e della brava Claudia Zito, Civita e Frascineto si uniscono ad animare luoghi e personaggi che consumano un lento quotidiano tra riti, maestrie di un tempo e una principale riflessione: andare lenti. Andare lenti, sottolinea l'autrice,come un vecchio treno di campagna nel rispetto del tempo per poter vivere ed assaporare la vita non solo in questi luoghi, ma come modus viventi alla ricerca di un salutare benessere. Riprendo uno stralcio del reportage, che mi ha profondamente commosso e che vede protagonista un "genius loci" di eccellenza. Buona lettura. La bruma calda estiva si diffonde sulla strada asfaltata che trasuda silenzi tipici delle prime ore pomeridiane, segnate solo scorrere dell'acqua di una fontana, al cospetto delle grandi mura di pietra e mattoni della Chiesa madre del paese. L'ombra di un bar ci fa attendere l'arrivo del nostro genius loci, mentre le ombre nette avvolgono gli edifici e le strade semideserte. In questi luoghi il tempo eè onnipresente e scandisce i ritmi quotidiani in cui la tranquillità è forse eccessiva e inghiotte questo luogho suggestivo alle pendici del pollino, quella che fu l'antica C.da di castrovillari. Angelo 27 anni, "Frasnjota", fa musica e ci condurrà lungo le arterie e le memorie fi frascineto ed Ejanina. Angelo ama il suo paese, ma lo ama un vecchio che ricorda il suo passato. Angelo è un contenitore di nostalgie e di sensibilità pronte ad esplodere. Frascineto il lui appartiene ai ricordi, legati al fratello maggiore con il quale erano sempre in giro a suonare e a cantare. Carlo aveva tanti contatti e tante energie da spendere, ora si è sposato e vive in Albania dove insegna all'istituto Italiano di Cultura. Angelo ne palrla mentre entriamo in una villetta desolata - che non esprime la sua funzione, il suo senso di esistere. ad Ejanina - dove un antico e possente pressatore di olive in legno e ferro - simbolodella vocazione olivicola del territorio - è circoscritto in un improbabile recizione di ferro - e sta crollando su se stesso, soggetto alle intemperie e all'oblio. Angelo si appoggia su un vecchio torchio in pietra e osserva sommessamente quel gigante di legno abbacchiato su se stesso.
Ejanina è contenuta in crogiuolo di case e intersezioni di stradine tutte a portata did'occhio - ha la sua chiesa madre di S.Basilio Magno con una bella piazza vuota piena di sole - solo in lontananza, nelle lunghe linee d'ombra delle case- alcune donne ci osservano. Angelo si avvicina e le saluta come si fa da queste parti:"A chi appartieni?" - chiedono - e Angelo - "A Pellicano, l'ex Sindacalista...", a quelle parole si sciolgono gli sguardi analitici e si entra in confidenza. Come si fa da queste parti - se ti chiedono a chi appartieni si interessano a te, a quello che si dice della tua famiglia, alla condotta di tutta una stirpe che viene spesso denotata e connotata da un soprannome che la dice tutta
(da Katundi Yne N.2/Maggio-Giugno-Luglio/N.147)

sabato 2 giugno 2012

Oh Katunar!!!!

Crisi economica, catastrofi naturali, scandali. Le nostre convinzioni si sgretolano. Questo spazio web, da sempre spontaneo ed elastico non si è mai spinto ad analizzare il presente per i fatti che lo caratterizzano ma ha sempre guardato a ciò che il passato ci ha lasciato, trasmesso e per alcuni, forgiato fino alle ossa. Chi proviene da piccoli villaggi, qui a Tirana lo chiamano katunar. Molte volte, sempre, katunar viene utilizzato come dispregiativo. "Tu che vieni dalla campagna cosa vuoi insegnarmi????". Io sono katunar. Mi sento paesano e difficilmente cambierò la mia indole casareccia di vedere la vita. I mie ragazzi del corso d'italiano sorridono quando dico loro di essere "nje katunar". Sorridono e si meravigliano. Il professore italiano non può essere un katunar. Sei italiano, cresciuto e pasciuto nella bella e amata Italia. La realtà è che forse non comprendono la dimensione "paesana" come dimensione del benessere. Oppure le generazioni passate li hanno disincantati. La città quindi vince su tutto. Ritornando a questo 2012 e i nostri cari Maya che tanto ci hanno gufato nel corso dei secoli, la mia dimensione mi conforta. La mia via trieste non mi abbandonerà mai, tutto il vissuto di certo non andrà perso in questa epoca dell'assurdo, della triste perdita della dimensione identitaria nazionale. Pisandi, sheshi don Pauli, ka mast'Abeli sono con me, mi ricordano che quella Frascineto e quella Italia ne aveva passate tante e di peggiori. Quella gente si godeva i suoi nipoti dopo anni di migrazione, sudore, guerre e si augurava il meglio per loro. Oggi i loro occhi non possono vedere l'abbandono, l'assenza di vita in quei luoghi. Con questo blog, cari nipotini cresciuti, mi stringo a voi nel ricordo dei bei tempi e nella speranza che la saggezza possa aiutarci a superare ogni ostacolo di questa nostra vita. Karleti

sabato 21 aprile 2012

Ricordi

Nello scrigno dei ricordi conservo giochi tra piccole viuzze, ginocchia sbucciate e anziane premurose. Uomini con l'America nel cuore che profumano di Oceano e mamme ancora ragazze belle come il sole.

mercoledì 16 novembre 2011

Fuori luogo. Frasnita ne Tirane


Esprimere la propria identità attraverso l'arte riempie il cuore di soddisfazione. Non ho esitato un attimo quando l'amico Rubin e l'Istituto Italiano di Cultura, mi hanno proposto di intervenire con il mio contributo alla tre giorni dedicata agli arbereshe qui a Tirana. Ed ecco che il Tirana Express, innovativo luogo di incontro culturale e sperimentazione artistica, ricavato da un vecchio capannone della storica stazione ferroviaria della capitale, si trasforma in Frasnita. 24 foto, 6 pannelli espositivi, raccontano la mia comunità attraverso i colori e i luoghi di una Frascineto impressa in quei miei scatti da tempo archiviati nel cassetto dei ricordi e rispolverati per l'occasione. Ad aprire i lavori i due documentari Rockarbereshe di Salvo Cuccia, documentarista RAI, e Thuajme - Arbereshe Oggi. A seguire un interessante dibattito ha coinvolto me e Salvo in un coinvolgente confronto con il pubblico dove insieme abbiamo cercato di tracciare, attraverso il filo conduttore della musica nell'immagine, diversi spaccati della cultura arbereshe.
Nei giorni seguenti altri dibattiti - di forte impatto quello con il prof. Nasho Jorgaqi - e una conferenza dedicata al ruolo degli arbereshe nel Risorgimento italiano, hanno trattenuto e coinvolto un pubblico numeroso e molto interessato nel ritrovare tracce di albanesità oltremare. A concludere questo idillio, che emotivamente e con l'interesse di sempre mi ha coinvolto in pieno, il concerto della Spasulati Band.
Concludo qui. Non un articolo quindi ma un breve "WOW!" per sottolineare come si può continuare a esprimere la propria identità "fuori luogo".
Sa mire se jam arbereshe!

martedì 11 ottobre 2011

Autunno albanese


E' arrivato così questo autunno, tanto atteso ma così inaspettato. Ci ha sorpreso quando ormai il caldo estivo ci aveva abituati a vivere nel tepore metropolitano. Un freddo dolce, frizzante al punto giusto da smorzare quella sensazione di ozio perenne che difficilmente va via dopo le vacanze calabre. Un autunno di attese e speranze per un futuro migliore, scorre lento e morbido tra le rruge (strade) di questa città. Riprende la vita, tra il tepore di un the caldo che rende opache le percezioni di un bloger arbereshe e lo schermo del suo lap top. Vi scrivo dal Radio, locale di forte respiro internazionale di Tirana, in compagnia di Lila Viola e Vilma. Viola parte, per sempre dice, per la Florida dove ad attenderla ci sarà tutta la sua famiglia. Con Viola credo proprio che se ne vada una parte di Tirana a noi tanta cara. Una amica speciale dei Pellicani, dove la vida loca di questa city è stata la cornice di una bel legame sano e sincero. A lei non ci resta che augurarle buon viaggio e lacio drom, con la speranza di rivederci presto. A noi, buon autunno a Tirana.